Questo testo è tratto dai dialoghi della 1ª edizione della rappresentazione vivente al processo dei TRE SS. FRATELLI


PROCESSO FINALE AI TRE SS. FRATELLI

(Dramma in atto unico)

di Vittorio Gulizia


SCENA I

(Tertullo passeggia nervosamente. Entrano i Tre fratelli, accompagnati dai soldati).

T.: (sorridendo) Bene!...Finalmente eccoci qua! Una bella giornata di sole oggi!
(silenzio)
T.: (serio) Vero?
(silenzio)
T.: Non parlate più?... (dopo una breve pausa, con tono minaccioso)... Avete paura?
A.: Si, è una bella giornata.
T.: (lentamente) Mercoledì dieci Maggio... (poi sorridendo)... Sembra perfino un verso poetico... Non trovate?
(silenzio)
T.: Da Vaste a Roma , poi a Pozzuoli, quindi Taormina ed infine a Lentini, vero?
(silenzio)
T.: (minaccioso) E' vero?
A.: Si, è vero.
T.: Forse...Ecco!...Forse vi piace viaggiare?
(silenzio)
T.: Loro parlano poco...(più serio)...! Cristiani parlano tutti poco, ma predicano molto.
A.: Parlano quando è opportuno e predicano quando è di dovere e quando lo sentono.
T.: (rivolgendosi a Filadelfo e a Cirino) Gli altri due non hanno voce?
F.: Se parliamo tutti e tre insieme, si potrebbe fare confusione.
C.: Già! Parlando solo uno di noi, c'è speranza che chi ascolta qualcosa poi ricordi.
T.: (sorridendo) Arguti! Veramente arguti!... E del vostro lungo viaggio cosa dite?
F.: Non ci possiamo lamentare, abbiamo visto tanti bei posti.
C.: A volte ci siamo divertiti da ... Morire.
T.: Geniali! ...Vostro padre, il Principe Vitale e vostra madre, Benedetta di Locuste, sarebbero orgogliosi di voi...
(silenzio)
T.: A proposito! Vostra madre come morì?
(silenzio)
T.: Certo... Voi eravate piccoli... Dei ragazzini! (rivolgendosi ad Alfio) Giusto?
A.: Si, giusto... Ma ricordo bene...
T.: (rivolgendosi a Filadelfo) Anche tu lo ricordi?
F.: Si, perfettamente.
T.: (ripetendo lentamente) Perfettamente... (rivolgendosi a Cirino) E tu come se fosse ieri?
C.: Mi ha tolto la parola di bocca!
T.: (ridendo) Ah!Ah!Ah!...Siete fantastici!... (tornando serio) Avete avuto dei grandi maestri... Evodio di Bisanzio e poi... Come si chiamava l'altro?
(silenzio)
T.: (seccato) Come si chiamava l'altro?
A.: 0nesimo.
T.: Si! Onesimo!... Non mi veniva... Onesimo... Grandi maestri, grandi allievi!
A.: Grandi maestri, grandi allievi non possiamo dirlo.
T.: Ben detto! Grandi no, ma grandissimi si! Oggi avrete la possibilità di dimostrare che... (sorridendo) "L'allievo supera il maestro".
(silenzio)
T.: A proposito! Non è con voi Onesimo?
(silenzio)
T.: Vi ho chiesto: non è con voi Onesimo?
A.: No, non è con noi.
T.: Non era partito da Vaste insieme a voi?
(silenzio)
T.: Quando faccio una domanda esigo una risposta! E subito!
A.: Si, era stato arrestato a Vaste insieme a noi.
T.: (ripetendo lentamente) "Arrestato..." (meravigliato) Che termine!... Invitare le persone ad un colloquio lo chiamate "arrestare"... E come mai non è con voi?
F.: A Pozzuoli Diomede lo uccise!
C.: Già! Lo fece schiacciare sotto un macigno!... Proprio davanti ai nostri occhi!
T.: (gridando) Calma! Calma!... (tornando ad un tono normale) Come correte... E non c'era pure Erasmo, figlio di vostra sorella, insieme agli altri allievi?
F.: Si, anche loro pure uccisi.
C.: Tutti decapitati.
T.: Quindi, alla fine, restate solo voi tre?
(silenzio)
A.: Se lo sai, perché lo chiedi?
T.: Perchè ve lo chiedo?... Tu dici a me (ripetendo lentamente) "perché ve lo chiedo?"... (si gira, fa due passi, torna dai tre seccato) Voi ve lo siete posti il "perché" di tante morti?
(silenzio)
T.: Non rispondete?
A.: Il perché di molte cose non ci è dato capirlo.
T.: Te lo faccio capire io! Vostra madre, Onesimo, Erasmo e tutti gli altri sono morti per uno stesso motivo: perché nemici di Roma!

SCENA II

A.: Essere Cristiani non significa essere nemici di Roma.
T.: Lo dice l'Editto di Decio e confermato poi da Gallo: "Tutti i Cristiani sono ricercati e devono essere imprigionati, poi se non rinnegano il loro Dio devono essere torturati fino alla morte.
A.: Quell'Editto è solo una legge fatta da un uomo.
T.: I Numi illuminano l'Imperatore quando fa le leggi.
A.: I Cristiani non hanno commesso alcun reato.
T.: Prima l'incendio di Roma, ora la peste!
A.: Perchè prendersela coi Cristiani?
T.: Perchè l'Imperatore offre sacrifici agli Dèi, con riti solenni e voi non ci siete!
F.: I Cristiani seppelliscono i morti.
C.: ...E curano gli ammalati.
T.: La vostra assenza offende gli Dèi che così mandano disgrazie all'Impero!
A.: I Cristiani non c'entrano.
T.: E quando Roma festeggia il trionfo dopo una guerra, i Cristiani non... ci sono mai!
F.: Noi non possiamo essere presenti.
T.: Se ti manca l'acqua ed hai sete fai anche quello che non puoi per una goccia.
C.: Noi non festeggiamo alcuna guerra perché essa porta sempre lutti e dolori.
T.: Senza la guerra Roma non esisterebbe.
A.: Noi crediamo ad un solo Dio.
T.: Tutti i popoli hanno le loro divinità... Come fai a dire che c'è un solo Dio... Il tuo solo Dio?
A.: Perchè è l'unico che si è fatto uomo per salvarci tutti.
T.: Uno che muore in Croce, come fa a salvare gli altri?
A.: La salvezza non riguarda questa vita in terra.
T.: Non mi dite che anche voi siete fissati col Regno di Dio!?
A.: Se hai fede, lo credi.
T.: Ammesso che esista, come si arriva in questo Regno?
A.: Amando...Amando e perdonando gli altri.
T.: (ridendo) Ah! Ah! Ah! Non mi fate ridere !... (con tono serio) Gli altri se potessero ti spoglierebbero! Ti porterebbero via anche le viscere se potessero!
A.: E che cosa importa?
T.: Ti farebbero loro schiavo!
A.: Ma anche chi pensa alle proprie cose, al denaro, al potere, è schiavo: è schiavo di quelle cose.
T.: Il denaro, il potere... Se non ci fossero, nessuno ti rispetterebbe, nessuno si prostrerebbe ai tuoi piedi!
A.: No, ognuno sarebbe più libero e tutti ci aiuteremmo l'un l'altro.

SCENA III

T.: Voi vedete tutto in modo sbagliato.
A.: L'uomo vede spesso le cose non per quello che esse sono, ma per come egli è.
T.: No! Voi siete matti! La realtà non è così semplice.
A.: Non è così semplice, perché quello che noi Cristiani diciamo è una novità.
T.: Una novità?
A.: Noi uomini odiamo le novità, soprattutto se ci disturbano, se comportano dei cambiamenti del nostro modo di essere o di pensare.
T.: Le vostre novità hanno cancellato la felicità dei Romani.
A.: La felicità è un fatto interiore, dell'anima, non un fatto materiale: è questo il vostro errore!
T.: E va bene! Tu eri più felice in carcere o quando eri libero?
A.: Io sono stato sempre felice.
T.: E se ora sarai ucciso, sarai felice?
A.: Si, perché la morte del corpo è un passaggio da una vita di pericoli e di dolori ad un'altra tutta gioia.
T.: Cosa significa?
A.: E` come se si aprisse una porta ed ognuno avesse la possibilità di ricongiungersi col Padre.
T.: Ognuno?
A.: Si, ognuno, perché Dio è misericordioso.
T.: Che cosa è la misericordia?
?.: Quando in estate c'è caldo e poi arriva dal mare la brezza a rinfrescarci, essa arriva per tutti: buoni e cattivi.

SCENA IV

T.: Vorresti dire che io ho anche a che fare col tuo Dio?
A.: Si, Dio è pronto a perdonare, ad accogliere tutti, basta che tu glielo chieda.
T.: Fanatico! Io non c'entro col tuo Dio! Basta con queste tue parole magiche!
A.: Non sono le mie parole magiche, è il tuo cuore che vacilla!
T.: Lingua velenosa! Ora comincio ad arrabbiarmi!
A.: La rabbia nasce quando si sa di avere torto o quando si ha paura di perdere qualcosa.
T.: Io non ho paura di niente! Demonio tu ed il tuo Dio!
A.: Non nominare il nome di Dio invano!
T.: Come ti permetti? Io il tuo Dio lo nomino come voglio!... Prendete l'incenso! Incensate i Numi o finirete i vostri giorni!
F.: Mai!
C.: Non lo faremo mai!
A.: Non puoi imporci di credere ai tuoi Dèi!
T.: Il popolo ha udito!... 0 Dei Immortali!'... Costoro ora pagheranno l'offesa a voi resa!
A.: La collera offusca la tua mente.
T.: (sorridendo) Come raggiungete il vostro DIO? ... Amando e perdonando gli altri?
A.: Si
T.: (ridendo) Ah! Ah! Ah!... Voglio vedere se perdonate me!... Guardie! Preparate gli uncini per estirpare la lingua ad Alfio, portate Filadelfo sulla graticola e Cirino sulla caldaia! (i soldati si avvicinarono)
T.: La paura vi attacca!... Nemici del genere umano, nel momento della verità non siete più capaci di invocare il vostro Dio!... Siete vigliacchi!
(Alfio è legato ad un palo: accanto due soldati ed uno di essi tiene una grossa tenaglia in dirézione della bocca del giovane; Filadelfo già posto sulla graticola si contorce; così fa anche Cirino dentro la grande pentola )
F.: Viva Gesù!
C.: Viva Dio!
T.: E tu, Alfio, cosa dici?
A.: Dio ti perdoni!
T.: Dio mi perdoni, e tu?
(silenzio)
T.: Non sai perdonarmi perché non lo sento dalla tua bocca!
A.: Io ti perdono! Io ti perdono!
T.: Strappategli quella lingua maledetta!
(I soldati eseguono la sentenza dettata precedentemente ad Alfio viene estirpata la lingua, Tertullo si siede, abbassa la testa, e, pensieroso, porta la propria mano destra sul mento).

SCENA V

(Sulla scena è sceso un buio totale. I Tre Fratelli e Tertullo non ci sono più. Lateralmente è una debolissima torcia accesa ed accanto il narratore. Il narratore legge).
N.: La lingua di Alfio finì in un posto che per tanto tempo fu sorgente d'acqua pura,detto "Fontana". Tertullo ordino,dopo il martirio dei Tre Fratelli, di gettare i loro corpi in un pozzo secco. Nella notte, Tecla, Giustina ed alcuni servi prelevarono i Tre corpi dal pozzo e poi li posero dentro delle fossa, scavate nella roccia di una grotta, in contrada "Strobilio". Lì restarono poco: anche i corpi dei Tre Martiri nel corso dei secoli non ebbero pace.
Tutt'ora, ad esempio, i teschi dei Tre si trovano a Messina nella Chiesa del SS.Salvatore. I nostri Tre Fratelli dal momento del loro arresto in poi subirono violenze e torture di ogni genere. Ma la Mano Divina li aiuta sempre, dopo ogni tormento ad essere rosei, belli, sereni in volto. Per narrare i miracoli legati ai Tre Martiri, tra storia e leggenda spesso è difficile districarsi.
Ma il miracolo più grande è stato, forse, quello che molti nostri concittadini, e non solo, grazie alla storia dei Tre Fratelli si sono avvicinati alla Parola di Dio.
(Sulla scena ritornano i Tre Fratelli. Le luci si riaccendono su di loro Ciascuno di essi porta in mano un ramoscello verde di palma ed una corona d'oro in testa. Fuori scena, un coro canta, sottovoce, una melodia celestiale)
N.: E questo ci da la certezza che il Loro sacrificio non fu sangue versato invano e che il Signore li accolse in Cielo per godere la Luce Eterna.

FINE


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